poema: filo
Settembre avanza, ed io attendo la putrefazione.
Ho perso un anno in un sogno,
e con lui il mio cuore disfatto.
Non conosco più gli umori della Musa,
e le sue parole paiono sussurri lontani d'un palmo dalle mie dita tese.
Ma ancora cardo i cieli,
impigliandomi nelle nubi, pensieri filati,
ancora crepito di fulmine, stretto bene al petto,
ancora m'ostino a scavare sull'argilla del foglio,
a chinare il capo al cospetto dei tassi, uniti in consiglio,
quando il vento soffia sulla venosa resina.
La rocca è quieta, il falchetto si apre alle correnti,
ed io, io filo, io filo, io filo la mia tempesta, attendo il tuono.

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