poema: sete II
M’arrotolo ed incastro
in una notte d'insonni lamenti,
solo rimango io vuota,
ospite delle mie carni.
Fiore sboccia il vincitore giorno,
sbaragliando le forze della sera.
La luce è crema dei petali suoi,
scivola linfatica tra le mura del giaciglio mio.
E morbida è la pioggia,
fa delle strade un lavabo limpido,
come un manto santo s’allunga
sulle tiepide ombre del sole,
s’erge tra i terrestri umori,
tra il gomitolo sciolto dei passi umani fuggiaschi,
sul cuore mio, virgulto essiccato,
che trascinata il corpo là dove la sete annega
sulla musa frusciante, tra le onde del mio mattino.


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