Il papavero

Come respiri rossastri, dondolano come stanchi occhi, su i campi, i papaveri, gli araldi dell’estate, ed i principi della sonnolenza afosa. Si distendono, il loro ondeggiare quieto come un preannuncio del loro immenso potere. L’estate non può arrivare senza il papavero, che fiorisce a maggio, il suo colore acceso come un chiaro stendardo del terribile sole che arriverà dietro alla sua scia rubea. è impossibile non notare il papavero, tant’è che anche gli dèi più antichi lo hanno sempre considerato nelle loro legioni.


Questo manufatto proveniente da Urartu, che fa parte della parte frontale del copricapo del cavallo, ed ora si trova a Karlsruhe, Badisches Landesmuseum, ne è un esempio. Il dio della tempesta (riconoscibile dal fatto che cavalca un toro: è Theispas) tiene stretti nelle mani due tridenti formati dalla riconoscibile forma di Papaver somniferum, che nella regione di Urartu (ora, l’Anatolia) vengono raccolti quando la stagione delle tempesta ha inizio. Un bell’araldo! 



Sembra che gli dei si contendessero questo fiore, più del pomo d’oro d’Eris; ed ora, per noi, è solo una chiazza rossa al bordo del marciapiede. Pensare, che anche una dea cretese, che chiamiamo ancora oggi dea dei papaveri per le sue scelte di acconciatura dei capelli - un diadema decorato da i terminali dei semi di Papaver somniferum, sembrava andarne pazza; la classicista e studiosa britannica Jane Ellen Harrison condivideva l'opinione che l'immagine delle canne di papavero raccolte nelle mani della statuetta sia associata alla "Madre degli Dei" minoica/cretese. Karl Kerenyi affermò che i papaveri erano collegati a un culto cretese trasmesso ai Misteri Eleusini nella Grecia classica: "Sembra probabile che la Grande Dea Madre, che portava i nomi di Rea e Demetra, abbia portato con sé il papavero dal suo culto cretese a Eleusi ed è quasi certo che nella sfera cultuale cretese l'oppio venisse preparato con i papaveri". Anche in Babilonia, il lattice del papavero — l’oppio grezzo — era conosciuto e impiegato, probabilmente con valenza religiosa o medicinale. I Sumeri lo chiamavano “pianta della gioia”. Ippocrate, ne raccomandava l’uso per alleviare il dolore e facilitare il sonno. Nel Medioevo, l’oppio fu ampiamente utilizzato nella medicina araba e, attraverso le rotte commerciali, arrivò in Europa. 

Ebbene, sì, Demetra, la potentissima divinità, il cui potere era espanso in tutto il Mediterraneo - che fosse la dea madre delle messi, la dea della fertilità, la terra in persona, che partorisce ed inghiotte i suoi figli allo stesso modo, eccola, anche lei, è amante dei papaveri. Ricordiamo che il Papaver Rhoas cresce bene in terreni ben arati. Dopo il rapimento della figlia Persefone da parte della morte stessa, fu un papavero a calmare il pianto e l'insonnia di Demetra. Secondo il mito, i fiori cominciarono a spuntare dei luoghi dove i piedi della grande e terribile dea toccavano terra, segnando il passaggio della dea nel mondo (dunque, vicino alla primavera, Maggio, verso l'estate, quando Persefone viene restituita ai vivi, ecco un segno della stagione nei miti). Ed ecco il significato di resurrezione che Robert Graves ritiene che avessero secondo i greci ed i romani, come simbolo della promessa della rinascita dopo la morte, seguendo lo stesso percorso di Persefone, ed ecco perché, secondo Graves, questi venivano posti vicino alle tombe. 

Nell'Idillio VII di Teocrito, Demetra è chiamata "La dea del papavero" e stringe covoni e papaveri in entrambe le mani. 

e non è un caso che con le spighe ed i papaveri stringa anche serpenti ! l'animale solare per eccellenza: ecco come Demetra promette la rinascita, l'estate! 

E nella mitologia di Demetra, il papavero è folto e abbondante, tanto che anche i suoi amanti, come un giovane ateniese bellissimo, amato dalla dea, fu trasformato in un papavero per preservarlo, un'immortalità perenne e fresca, e ne porta - o gli ha donato - il nome: Mecon (Μήκων, "papavero").

I greci, in ogni caso, amavano i papaveri, che fossero simbolo di vita eterna, capace di superare la morte, che fosse quella di Persefone nei regni dell'Ade a quella perfetta e intoccabile di Mecon, e che fosse simbolo della fine stessa, tanto che, nel poema Geryoneis, il mostro terribile con tre corpi e volto umano sconfitto da Ercole in persona, Geryon, viene umanizzato alla sua morte, comparandolo ad un papavero che si sgualcisce e appassisce. 


Per riprendere ciò che dice Graves, e l'uso romano del papavero sulle tombe, soprattutto per pacificare il sonno degli spiriti, ricordiamo che il papavero era anche legato a due gemelli che si contendono il titolo del sonno, Hypnos, il sonno personificato, e Thanatos, il sonno eterno, la morte, gemelli nati da Nyx, e spesso raffigurati con corone e coppe di papaveri. I papaveri, il loro emblema, incarnava la soglia tra la vita ed il nulla, e anche tra il nulla e la vita. Morfeo stesso, figlio di Sonno, è spesso raffigurato con i papaveri tra le mani, che passa sulle palpebre dei dormienti, da lui, prende il nome la morfina, derivata dall’oppio contenuto nella capsula del Papaver Somniferum. Nella terra dei Sogni, la caverna di Hypnos, si trova ai pressi del fiume Lete, ed è circondata da erbe e papaveri. I succhi delle erbe si diffondono sulla terra nelle ore notturne, mandando gli umani svelti a dormire !


Per autori rinascimentali come Cornelio Agrippa, il papavero appartiene dunque sia alla sfera lunare che a quella saturnina: è una pianta del tempo lento, dei riti, della discesa del sonno profondo. (ricordiamo che Saturno un tempo, anche lui, era stato una divinità agricola). Ma noi possiamo aggiungere la sfera solare, la vita che torna, ciclica, Persefone che abbraccia Demetra, l’arrivo dell’estate.



Che potere mai contiene il papavero? Che pianta miracolosa è mai questa, che prende la morte, e la trasforma in una vita eterna, in un costante ciclo vitale, che prennuncia il sole e la vita? Un fiore così potente, da poter mutare un mostro terribile, in un compianto papavero, simbolo di vita eterna, sgualcito? Di cosa è capace mai? 


Parliamo dei papaveri, e parliamo soprattutto del più comune e conosciuto, che abbiamo tutti visto almeno una volta fare capolino tra le erbe. Il Papaver rhoeas



Perché si chiama così? L'etimologia è ignota ! Ma, facendo la scala al contrario, risalendo alla più remota antichità, Tournefor nel XV secolo volle riferirla al latino pappa o papa, voce infantile (il nostro sostantivo pappa) in quanto era consuetudine mescolare al cibo dei bambini dei semi di papavero perché fossero svelti a cadere nelle braccia del precitato Hypnos. Altri sostenfono che venga dal greco rèo, alludendo alla facilità con cui cadono i petali di questo delicato fiore. Il fiore contiene degli alcaloidi, dei quali il principale è la rhodeina, dalle proprietà blandamente sedative, infatti, un infuso ottenuto con quattro, o cinque petali per tazza, veniva tradizionalmente somministrato ai bambini prima di coricarsi, in maniera da indurre loro un sonno migliore. 

è importante notare che gli alcaloidi presenti sono blandamente tossici, per questo motivo, è sconsigliabile l'assunzione abituale di estratti ed infusi ottenuti da questa pianta, in particolare per bambini ed anziani. 

Le foglie giovani della pianta vengono utilizzate in varie zone del mondo crude, oppure preventivamente sbollentate, come gli spinaci, e contribuiscono alla composizione di zuppe, o insalate. Il polline ha un colore grigio scuro. 

L'infuso di petali di Papaver rhoeas può essere usato contro la tosse, stati d'ansia ed irritazioni alla gola. Petali e semi vanno posti in uno strato sottile a seccare all'ombra, si conservano all'asciutto, in vasi di vetro. 

Per la tisana, servono:

  • 1 cucchiaino di petali secchi di papavero rosso
  • 250 ml di acqua 
  • miele, o zucchero (opzionale)
  • fetta di limone (opzionale !)

Si usano i perali secchi, solo i petali ! Si portano in ebollizione i 250 ml d'acqua in un pentolino, e quando iniziano a bollire, si aggiungono i petali. Si spegne il fuoco e si lasciano in infusione i petali per dieci, quindici minuti. Durante questo tempo, i petali rilasceranno i loro principi attivi: un effetto calmante e rilassante. Si usa un colino o una garza per filtrare il liquido, e rimuovere i petali, ottenendo una tisana chiara, e si possono aggiungere il miele, lo zucchero, o il limone. Si beve poco prima di dormire, per cadere nelle braccia di Hypnos al più presto. 


Ed ora, parliamo invece del fratello più mistico del papavero comune, sì, lo abbiamo nominato spesso in questo articolo, quindi non sarà difficile capire chi sia: il Papaver somniferum, anche conosciuto come il Papavero da oppio. 


Il nome scientifico ne sottolinea le proprietà psicolettiche dovute all'azione di vari alcaloidi, principalmente la morfina, presenti nell'oppio grezzo, una sostanza lattiginosa, secreta dalla tipica capsula seminifera. Il Papaver somniferum è stato usato sin dall'alba dei tempi (come a Babilonia, abbiamo visto) come droga medicinale, ricreativa, analgesica, e narcotica. Produce anche semi commestibili. I petali sono rossi, rosei, violacei con macchie scure alla base.

Era molto usato nella medicina popolare per curare tosse, diarrea, e dolori vari. Un uso molto comune, soprattutto nell'Italia meridionale, era quello per lenire le coliche intestinali dei neonati e per tenere calmi i bambini irrequieti. Il nome comune nel Mezzogiorno per il P. somniferum, è "papagna", o "papagno" o in Sicilia centrale "paparina", che è diventato sinonimo di "sonnolenza" e/o "cazzotto"; anche "papagna" è diventato sinonimo di sberla forte, il cui colpo può creare sonnolenza. 

I semi tostati possono essere mangiati come alimento, ma il lattice uscente dal pericapo immaturo inciso può produrre oppio per morfina. 


L'oppio contiene diversi alcaloidi come morfina, codeina, papaverina etc. La capsula, tonda e grossa, contiene i semi, che possono essere usati anche loro per gli alcaloidi che contengono. 
In diversi paesi europei, come in Italia, la coltivazione estensiva a scopo commerciale di questo papavero è soggetta ad autorizzazione (ma si possono coltivare per giardinaggio). 

La papaverina presente può dilatare i vasi sanguigni, e crea dipendenza. L'abuso di derivati dell'oppio può portare a: 
  • sedazione 
  • sonnolenza
  • depressione respiratoria (a dosi elevate può essere fatale) 
  • tolleranza e dipendenza
  • disturbi gastrointestinali come nausea e stitichezza
  • dipendenza fisica e psicologica
I semi di papavero, pur non contenendo oppiacei, possono risultare positivi ai test antidroga, perché conservano tracce minime di morfina. 
In Italia creare una tisana di P. Somniferum è illegale. 


ATTENZIONE: questa parte è a puro scopo di curiosità teorica, NON fare questa cosa a casa. La produzione è altamente illegale

La tisana si prepara in un modo simile a quella del papavero comune:
  • cinque, o sette capsule essicate e sminuzzate 
  • 250 ml d'acqua 
  • miele, o zucchero (facoltativo)
  • una fettina di limone (facoltativa)
Dopo essersi assicurati che le capsule siano essiccate, si riducono in piccoli pezzi con un coltello o mortaio. Si portano i 250 ml d'acqua ad una temperatura vicino all'ebollizione (90 gradi), per non degradare gli alcaloidi. Si aggiungono le capsule sminuzzate all'acqua; si lasciano in infusione per quindici, venti minuti, mescolando occasionalmente, e si eliminano i residui con un colino o una garza. Aggiungere dolcificanti, e si può bere trenta, quaranta minuti prima di dormire. Ovviamente, non fatelo. 
Causa sonnolenza, rilassamento, ma in dosi eccessive nausea, confusione, sedazione estrema, e difficoltà respiratorie. Non è adatta a donne in gravidanza e/o allattamento, bambini, anziani e persone con problemi respiratori ed epatici. 

anche Santa Hildegard di Bingen consiglia il papavero come rimedio per il sonno, consigliando i semi di papavero, di mangiarne per dormire e far cessare pruriti, bolliti in acqua ma anche crudi, che considera più efficaci di quelli bolliti, con uno, o due cucchiai di semi in una composta di miele. 



Ma anche i pagani, come è ben chiaro dal fatto che i loro dei, amassero i papaveri, lo usavano, con scopi meno santi di Hildegard, di certo. Non solo come medicina per il sonno, ma i giovani greci lo usavano anche per vedere se un amante era fedele. Mettevano un petalo di papavero nel palmo della mano sinistra e lo colpivano con la mano destra. Se il petalo si rompeva, significava che l'amante era fedele. La pratica si diffuse anche a Roma, e nel XIX secolo in Italia.

In Toscana, le streghe mettevano foglie di papavero su carboni ardenti, e poi leggendo dimensioni e forma delle fiamme, divinavano. Altri bruciavano i semi di papavero, ed indovinavano le risposte dai suoni che producevano mentre bruciavano.

I semi di papavero potevano essere usati nella mafia legata ai morti, grazie ai suoi legami con Hypnos e Thanatos. Agrippa include papavero nero in una ricetta di suffimigi, con cicuta, verbasco, giusquiamo, sandalo rosso e sagapenum. Quando usato, gli spiriti sarebbero apparsi nel fumo, ma aggiungere sedano li avrebbe fatti dileguare. 

Lanciare semi di papavero ad un demone lo avrebbe costretto a fermarsi e a contarli, dando tempo allo sventurato che li aveva lanciati di sfuggire. 

Ecco dunque, di cosa è capace il fiore dell'estate: di sonni portentosi, vita nuova, droghe pesanti, contatti di spiriti e confusione di demoni ! Sempre meglio averne un poco con sé, per vivere due volte, o per sempre. 


Bibliografia:
questo articolo stupendo 

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