libellus naturalis 06.04. 2023
Finalmente sono tornata sulle mie tracce, a discapito delle offese materne. Il sole mi ha guarita, ora funziono. Si è trattato di un tentativo di connessione solitaria prima di una forzata, che avverrà domani, ovviamente, in compagnia - e non una fortemente auspicabile. è tutto cambiato. I noccioli hanno perso i loro fiori, e gli Alberi di Giuda si son coperti di rosa cotto. Ma le farfalle veleggiano e i passeri fischiano tutto il tempo; questo mutare mi ha colmata di una gioia personale. Le stagioni che scivolano le posso accettare, incastrata in un passaggio, forse c’è ancora speranza per me: sono viva.
In casa, tra i miei simili, mi sento ospite, ma qua lo sono tanto quanto un filo d’erba. Ogni mia azione superflua può essere eliminata, e mi trovo in pace senza quelle che reputo passioni, tranne l’osservare e tutto ciò che è ad esso successivo (pensare, creare, gioire). Il mutare del mondo non può essermi contrario se è un agire personale, se ogni radice, ogni vespa, ogni fremer dell’aria e dello stelo è un fremer della mia carne. Posso, per poco, esser orgogliosa del mio respiro, così sincrono all’esistere, e riempirmi le orecchie e il respiro dei miei veri simili, che poco si curano della parola, e molto si curano del vivere. Il bosco s’è aperto a me lucente, e nel suo uterino spazio divino mi ritraggo, mi rigenero, ritrovo la ragione e lo spirito, cullandomi con mani d’essenza. Sgrano ancora gli occhi con gioia quando la cornacchia mangia al mio fianco, e il cuore salta come un estraneo davanti alla farfalla che si fida del mio palmo, ma tutto suggerisce che poca differenza si trova tra il mio capello e la foglia che beve luce. Nutro, invece, un certo amaro sospetto verso gli amanti dei sottofondi. Li vedo appollaiarsi in costruzioni umane, con lo scopo di esser umani ma umani eletti. L’esemplare più comune è colui che legge, seguito da colui che ascolta musica. Egli non lascia che il caso faccia il suo corso, ma impone la propria presenza al bordo della vita, e come un fantasma, il suo obiettivo è umano (leggere), ma essendo egli speciale, lo fa con il sottofondo della vita altrui, come se fosse un quadro, un acquario colmo di prigionieri. Ama la natura, dirà ( ma non la Natura), e s’immagina circondato dell’aura santa dell’intellettuale vibrante del dentro e del fuori. Fuggiamo al suo cospetto, contrariati. Qual bisogno esiste delle parole umane quando parla la ragnatela filata, la pozza tra le rocce, il merlo attento con tanto vigore? Questa è l’unica compagnia in cui trovo menti affini. Ed i pensieri più grandi vengono al cospetto dell’energia viva che tutto pregna e gocciola. Ho soffiato un soffione e i semi son venuti tutti in una volta. Non so bene cosa ho seminato nel vento del futuro.


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