libellus naturalis 05.03.2023
Quando scherzavo sulla morte, nel senso che scherzavo sull'uccidermi, mi approcciavo alla morte sempre in maniera turbolenta. Ho realizzato oggi che questa non è pace con la morte, è un desiderio, che subconsciamente incute ancora timore, un timore per la vita -
la vera libertà difatti, per me è giunta con l'amore per la vita, che ha portato l'approcio alla morte come una pacifica risata, non lo scandalo nell'effetto delle mie parole, ma la gioia dell'esistere e la contentezza anche nel passo successivo. Non rido più di me soggetta alla morte, ma rido con la morte con gusto.
Di recente ho iniziato a pensare più spesso alla morte tanto da temer d'esser divenuta Orazio in persona. Le malattie mi paiono affogarmi, ed ogni qualvolta prendo il respiro, un flutto viene svelto a riconfondermi tra le acque della tristezza. Non è la morte che mi preoccupa, ma viver a metà, tra la vigilanza e l'infermità.
Se la malinconia per esser viva e vera m'assale, vivo in funzione d'un futuro caldo di sole, che alimento nelle mie fantasie, quando la malattia sarà solo un evento peculiare, o meglio ancora, un aneddoto.


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