poema: riprese
M’aggiro come nebbia solitaria,
da molto tempo estranea ai miei campi.
M’incastro tra i boschi e disciolgo in radure.
Io orfana di mondi,
I boati dei cieli e il richiamo delle nubi
attendo intirizzita, che illuminino il pozzo del tuono
signore di giorni lontani, re del mio braccio.
M’allungo verso le acque,
ancora più brillanti nell’umida ombra,
senza brocche o corde alcune,
così io rarefatta, il succo divino mi pare impossibile al tocco!
Gettarmi è l’unico sentiero,
per la mia goffa assetata lingua.
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